Audizione 10^ Commissione Permanente Industria, Commercio, Turismo del Senato: l’intervento dell’A.D. di CVA

Nella giornata di ieri 15 febbraio 2022 l’amministratore delegato di CVA, Giuseppe Argirò, è stato audito dalla 10^ Commissione Permanente Industria, Commercio, Turismo del Senato, sulle tematiche relative alle concessioni di grande derivazione idroelettrica (GDI) in occasione del percorso di analisi normativa del DDL Concorrenza attualmente in discussione.
La posizione ferma e ampiamente argomentata da parte dell’AD di CVA è stata di netta contrarietà al testo approvato. Il dottor Argirò, evidenziandone i gravi effetti distorsivi, ne ha chiesto lo stralcio integrale dal DDL. 
L’accelerazione impressa dal Disegno di Legge Concorrenza sulle gare per le concessioni di GDI:

  • non tiene conto del valore strategico del comparto ai fini della sicurezza energetica del Paese, assolutamente strategica anche a seguito della pandemia e dello shock energetico prodotto;
  • appare in netto contrasto con le priorità oggi unanimemente condivise, alla luce dei seguenti inequivocabili effetti: 
    • comporta un blocco sostanziale (7-10 anni) degli investimenti strategici nel settore idroelettrico italiano, necessari peraltro per accompagnare lo sviluppo delle altre FER non programmabili; 
    • rallenta la necessaria evoluzione tecnologica, funzionale alla sicurezza della rete elettrica nazionale, in un settore in cui il mercato non consente a nessun operatore e a nessun Paese di perdere il passo;
    • espone l’idroelettrico italiano, asset strategico per la transizione ecologica, alla mercé di operatori esteri, senza alcun bilanciamento né opportunità per gli operatori nazionali, in quanto gli altri Paesi europei non metteranno a gara le loro concessioni;
    • espone il settore all’ingresso di operatori dotati di mezzi finanziari, ma non adeguatamente qualificati e focalizzati a gestire infrastrutture critiche dal punto di vista dell’impatto ambientale e della sicurezza dei territori;
    • determina, a causa della concentrazione temporale delle procedure di gara, un evidente vantaggio nei confronti degli operatori di maggiori dimensioni, con il rischio di ritornare a livelli di concentrazione cui si era tentato di rimediare con la liberalizzazione di 20 anni fa;
    • imprime un’ulteriore difficoltà/impossibilità di definizione delle modalità di partecipazione del settore idroelettrico alla costruzione di un equilibrio di medio-lungo periodo nei prezzi dell’energia elettrica, al fine anche di non arrestare la ripresa economica post pandemia.

Si è soffermato anche su una fase propositiva, suggerendo l’ipotesi anche al fine di contrastare le conseguenze gravi che ha determinato lo shock energetico per le famiglie e il sistema produttivo nazionale, provocato dall’aumento del prezzo del gas, che prevede il rilancio importante del comparto idroelettrico attraverso un piano su larga scala di investimenti. Investimenti che consentirebbero riequilibrando l’attuale mix di produzione energetica sbilanciata sul termoelettrico e sul gas in particolare di ridurre il costo dell’energia. 

Il processo di implementazione degli impianti di energia rinnovabile necessaria per raggiungere i target Green Deal 2030 sarà 70 GW, che sommata ai 57 GW attuali, darà un totale di 127 GW al 2030. Sarà POSSIBILE SOLO CON IL FONDAMENTALE MANTENIMENTO E IL POTENZIAMENTO della capacità esistente, attraverso interventi di REPOWERING e AMMODERNAMENTO degli impianti idroelettrici ma non solo.

Il quadro normativo nazionale sulle grandi derivazioni idroelettriche dovrebbe essere rivisto in considerazione dell’attuale assenza di un quadro di regole uniformi a livello comunitario, così come rappresentato anche dalla recente relazione COPASIR sulla sicurezza energetica, che ne ha ribadito l’assoluta strategicità. La definizione del nuovo quadro normativo nazionale dovrebbe pertanto essere subordinata anche ad una preventiva armonizzazione del contesto regolatorio a livello comunitario. Solo qualora si ottenesse una effettiva contendibilità delle concessioni a livello europeo sarebbe sensato passare per la via delle procedure competitive. E. in tale caso, sarebbe comunque fondamentale assicurarsi che questo avvenga dando adeguato spazio alla valutazione dei progetti di sviluppo e delle qualificazioni degli operatori, senza limitarsi a guardare ai canoni ottenibili. Inoltre, che tali procedure vengano diluite su un arco temporale congruo, in modo tale da permettere agli operatori di contendersi le concessioni operando “ad armi pari”.

E’ necessario ripensare l’attuale quadro normativo, ridisegnando una disciplina nazionale che, pur preservando competenze e ruolo degli enti locali, sia in grado di posizionare il settore idroelettrico nella giusta dimensione strategica a supporto del raggiungimento degli obiettivi del Green Deal, oltre che in termini di sicurezza e adeguatezza del sistema elettrico, nonché di indipendenza energetica.

E’ fondamentale pertanto consentire fin da subito agli operatori, attraverso meccanismi di estensione delle durate o riassegnazione delle concessioni, di proporre piani di investimento straordinari stimati in oltre 10 miliardi di €, funzionali al recupero di efficienza e di producibilità delle centrali idroelettriche esistenti, con ricadute positive sui territori in termini ambientali, economici ed occupazionali.

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